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Imparare lingue straniere: qualche consiglio per trovare la giusta motivazione

Settembre, si sa, per molti è il vero gennaio: tempo di riprese, nuovi inizi e, spesso, buoni propositi. Quante volte ci sarà capitato di pensare: “Da settembre mi iscrivo in palestra”, “A settembre inizio a mangiare bene”, “Dopo le vacanze faccio un corso di giardinaggio”. Anche l’apprendimento di una lingua straniera spesso rientra all’interno delle attività che vengono programmate e prese in mano al rientro dalle ferie.

Come molte altre, purtroppo, spesso rimangono però vittima di altri impegni, della difficoltà di destreggiarsi tra tutte le proposte presenti, oppure di problemi a trovare la giusta motivazione.

Magari si è già frequentato un corso nella stagione precedente, o magari si tratta di una lingua studiata anni prima e poi abbandonata – in ogni caso, senza la giusta motivazione è innegabilmente difficile per tutti rimettersi d’impegno. Cosa possiamo fare, allora, per ritrovare la giusta motivazione per l’apprendimento di una lingua? Quello che deve cambiare è innanzitutto il nostro approccio verso quest’attività.

Ecco alcuni consigli adatti davvero a tutti, a prescindere dal livello e dalla lingua appresa!

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No all’auto-sabotaggio

Il primo problema, comune davvero a molti, è l’eterna sensazione di non essere all’altezza o il non sentirsi abbastanza. In diversi casi si tratta di un retaggio derivante dallo studio delle lingue in un contesto scolastico, in cui queste erano oggetto di programmi pedissequamente scanditi e, poi, di test e interrogazioni in cui lo studente doveva dimostrare di “essere bravo”.

Quando si studia una lingua fuori da scuola, però, le cose cambiano: lo si fa innanzitutto perchè si vuole o se ne è interessati.
Oltretutto, in quel momento la nostra vita è fatta anche di altro: chi va all’università, chi lavora a chi deve occuparsi della famiglia. Le metriche di giudizio di valore impresse a scuola sono ora completamente diverse (se mai ce ne sono).

Ci si rende conto, quindi, che ciascuno di noi è diverso, e che il successo non è direttamente misurabile con quello degli altri – proprio perchè ognuno di noi vive situazioni diverse: bisogna tenere conto di tutto il corollario di impegni e attività che fanno oggettivamente parte della nostra vita in quel momento.

Se lavori full-time e devi badare anche a due bambini piccoli, per esempio, non sentirti “non bravo” se non riesci a dedicare allo studio tre ore ogni giorno è solo normale, e sarebbe assurdo pretendere da te stesso il contrario! Ma non per questo non sei all’altezza del corso che stai frequentando o non sarai in grado di portare avanti questo impegno con costanza.

Proprio per questo motivo è importante, se si hanno dubbi in merito, consultarsi con professionisti dell’apprendimento delle lingue. Insieme si potrà studiare il percorso più adatto alle proprie esigenze e che tenga conto di tutti gli aspetti che compongono la vita dello studente in quel momento.

Nessuno, nello studiare una lingua, deve sentirsi inadeguato. Basta trovare il percorso giusto per ciascuno.

Darsi obiettivi concreti e realizzabili

Crearsi obiettivi, senza esserne schiavi, è un’altra chiave per affrontare con la giusta motivazione un nuovo impegno. Lo abbiamo appena detto: ognuno di noi è diverso, e quindi anche il percorso per arrivare a un obiettivo sarà diverso. Di conseguenza, anche gli obiettivi che ci si pone devono essere realistici e non portarci a uno stress eccessivo.

Che senso ha darsi come obiettivo un corso intensivo di 6 ore a settimana, se nel frattempo si frequenta anche l’università e già in partenza si sa che non si riuscirà a starci dietro?

Ecco l’unico risultato che si otterrà: essere stressati e delusi per gli obiettivi mancati (oltre che, forse, perdere parte del proprio tempo e del denaro investiti, peggiorando il senso di colpa).

Ecco come devono essere gli obiettivi per essere sani ed efficaci:

  • Specific (specifici)
  • Measurable (misurabili)
  • Achievable (raggiungibili)
  • Realistic (realistici)
  • Time-bound (definiti nel tempo)

Per esempio, non dire “Voglio imparare il francese entro la fine dell’anno”, ma piuttosto: “Tra due mesi voglio riuscire a guardare un episodio della mia serie preferita in lingua originale senza sottotitoli”, oppure “Alla fine del corso voglio essere in grado di scrivere una email al mio amico canadese conosciuto in vacanza”.
Darsi obiettivi piccoli (anche nella scadenza) e misurabili ti permette di apprezzare maggiormente il processo e di rallegrarti costantemente di piccoli (ma importanti) successi.

Oppure, se parti da zero, difficilmente sarà possibile ottenere il B2 di tedesco nel giro di qualche mese. Meglio darsi obiettivi che siano effettivamente raggiungibili rispetto alla propria situazione, in modo da riuscire meglio a ottenerli.

Va comunque fatta un’importante precisazione: gli obiettivi sono importanti, ma non sono tutto. Inutile stressarsi troppo sul loro raggiungimento, se questo impedisce di vivere in modo sereno il processo. Avere obiettivi è importante per sapere dove si sta andando, ma lo studio di una lingua non deve essere inteso come una checklist con voci da spuntare: è innanzitutto un piacere!

Quindi: poniti obiettivi concreti, ma controllali solo ogni tanto, non di continuo – insomma, tieni presente la destinazione ma nel frattempo goditi il percorso.

Inserire le lingue nella quotidianità

Noi lo diciamo sempre: le lingue non sono materie.

E allora, qual è il modo migliore per crearsi un programma di apprendimento di una lingua che tenga conto di tutto ciò che succede d’altro nella propria vita? Semplice: iniziare a vivere piccole parti della propria vita… in lingua straniera!

Ci ricolleghiamo così a quanto detto nel punto precedente: non tutti abbiamo ore ogni giorno da dedicare alle lingue, e di certo lo studio tramite esercizi scritti non sempre si rivela l’opzione più intrigante.
Perchè allora non continuare a svolgere le nostre attività quotidiane o settimanali, ma farlo nella lingua che si vuole imparare?

Dal classico guardare un film o una serie tv in lingua originale, si passa all’ascoltare un podcast mentre si è in macchina per andare in ufficio o a scuola. Dal leggere libri e fumetti al seguire siti web di un argomento che segui ma in lingua straniera (giardinaggio, musica, politica, etc).

In questo modo, il processo sarà:

  • Più piacevole. Dopotutto, se sono hobby o abitudini che già abbiamo, significa che ci piacciono e che li facciamo volentieri.
  • Più facile. Non dobbiamo sconvolgere la nostra routine, ma solo adattarla e modificarla in alcuni dettagli.

In fondo, un cervello rilassato e non stressato apprende meglio. Quindi, ben venga imparare tramite attività che ci piacciono!

Ti abbiamo convinto? Ancora non ti senti molto motivato e non credi di farcela? Parliamone insieme: senza dubbio riusciremo a trovare il modo migliore per portarti tante soddisfazioni linguistiche!

Olga, teacher & SMM @ Lingue dal Mondo
Sedriano
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Bilinguismo infantile: tutti i vantaggi dell’apprendimento precoce delle lingue

Quante lingue può imparare un bambino? Tante quante avrai il tempo di insegnargli. (Jim Rohn)

Perché è importante parlare di bilinguismo infantile?

Nel mondo globalizzato, veloce e in rapido cambiamento di oggi, non occorre ricordare quanto l’apprendimento di una o più lingue sia importante. Essere in grado di interagire al di fuori della propria comunità con persone provenienti da contesti anche molto diversi è un’abilità che, specialmente le nuove generazioni, dovranno per forza possedere.

Imparare una lingua straniera da adulti, attraverso corsi e scuole, può non essere più necessariamente l’unica soluzione da valutare. L’apprendimento di una lingua fin da bambini, così da arrivare a padroneggiarla fin dalla tenera età, offre sicuramente una chiave in più.

Se in passato si pensava che il bilinguismo infantile fosse riservato ai figli di genitori di nazionalità diverse, oppure di genitori di lingua diversa da quella del Paese in cui la famiglia viveva, oggi non è più così. Non occorre che i genitori siano, a loro volta, bilingui: il bambino può efficacemente apprendere una lingua straniera grazie a stimoli esterni e altre opportunità.

Quali sono, nello specifico, tutti i vantaggi di questa soluzione? E in che modo è possibile far sì che un bambino apprenda una lingua straniera in modo naturale?

I vantaggi del bilinguismo infantile

I motivi per cui apprendere una lingua straniera fin dalla tenera età risulta positivo per il bambino sono facilmente intuibili, e li abbiamo brevemente tratteggiati già nelle righe precedenti.

In generale, possiamo dire che la capacità di comprendere ed esprimersi in una lingua diversa dalla propria rappresenta quella “marcia in più” che qualsiasi persona dovrebbe avere.
Acquisire questa capacità fin da piccoli, poi, comporta ulteriori vantaggi che vanno inevitabilmente a perdersi o ad attenuarsi in età adulta.

Agilità di apprendimento

La mente dei bambini è più ricettiva rispetto a quella degli adulti, ed è fatta per assorbire e trattenere la più grande quantità di informazioni linguistiche entro i 10/11 anni di vita, ma la qualità e quantità si concentrano nei primi tre anni.
Basti pensare a ciò che avviene per la propria lingua madre, le cui basi vengono apprese proprio in questa fascia d’età (pur essendo poi ovviamente soggette ad approfondimenti in seguito).

Lo sforzo necessario a un adulto non è neanche lontanamente paragonabile all’agilità con cui un bambino interiorizza vocaboli, registri linguistici e strutture diverse. Quello che per gli adulti suona estraneo e diverso, per un bambino sarà naturale e fluido.

Ricordiamo anche che i bambini sono molto più agili degli adulti nel cosiddetto “code-switching”, cioè la capacità di passare da una lingua all’altra, a seconda della situazione, con facilità.
Siamo abituati a pensare che il cervello dei bambini sia più semplice e meno sviluppato di quello degli adulti – e per molti aspetti effettivamente lo è. In questo contesto, tuttavia, l’agilità con cui un bambino fa propri stimoli diversi (senza percepirli affatto come tali, “diversi” ed “estranei”) non è paragonabile a quella di un adulto.

Il processo che porta al bilinguismo infantile è, quindi, certamente impegnativo, ma sul medio-lungo periodo consente senza alcun dubbio di ottenere risultati di gran lunga maggiori rispetto a quelli dell’apprendimento durante l’adolescenza o in età adulta.

Investimento per il futuro

Proprio questa precoce esposizione a una lingua straniera rappresenta, per il bambino, un importante investimento per il futuro.

Essere in grado di interagire in più lingue gli darà la possibilità di:
– ampliare la propria rete sociale e culturale, entrando in contatto con maggiori stimoli e guadagnando una visione più complessa della realtà;
– essere in grado di vivere con flessibilità e naturalezza lo scambio, la differenza, e l’adattamento a situazioni e codici diversi;
– guadagnarsi maggiori possibilità in ambito lavorativo, in una società sempre più interconnessa e multiculturale.

Si tratta quindi di vantaggi innanzitutto pratici: la persona, una volta cresciuta, sarà più competitiva sul mercato del lavoro e avrà un elemento in più per colpire l’occhio dei recruiter.
Inoltre, a prescindere da quanto scritto sul CV, sarà in grado di adattarsi a più situazioni e a ritagliarsi possibilità variegate. Oltre che essenzialmente pratica, l’utilità è quindi cognitiva e pratica su uno spettro ben più ampio.

Come favorire il bilinguismo nei bambini

Lo abbiamo già detto: per crescere dei bambini bilingui (o quasi) non occorre che i genitori lo siano, o che vivano in un paese straniero.
Al giorno d’oggi esistono davvero moltissime possibilità per stimolare nei bambini l’apprendimento delle lingue.

Giochi in lingua

I bambini bilingui imparano fin da piccoli a gestire le diverse lingue in modo naturale; quindi, la cosa migliore per portarli a questo risultato è proprio… introdurre le lingue straniere in modo naturale!

Giochi, momenti di divertimento e occasioni di svago sono l’occasione migliore per far sì che il bambino inizi fin da subito a essere esposto alla lingua.
Non occorre, infatti, pensare fin da subito a corsi e scuole – almeno, non nell’accezione tradizionale dei termini: quella fatta di banchi e cattedre, lavagne e compiti a casa.
Anzi, per bambini piccoli sarebbe per ovvie ragioni controproducente, oltre che poco stimolante per loro.

In questa fase, non serve insistere subito sulle competenze attive (parlare e tantomeno scrivere), ma permettere al bambino di essere stimolato dalla lingua in modo passivo – cioè ascoltando ed essendo costantemente esposto a stimoli di questo tipo, anche e soprattutto in azioni quotidiane. Il resto verrà da sè con il tempo.

È anche bene ricordare che, all’interno della discussione pedagogica, ormai non si parli più tanto di “insegnamento”, quanto di “apprendimento”: l’insegnante è fondamentalmente un facilitatore per i bambini, che sono il vero fulcro dei loro stessi processi di apprendimento.

Per questo, per esempio, in Lingue dal Mondo organizziamo periodicamente laboratori in lingua inglese per bambini: pomeriggi di svago e divertimento con giochi, colori e attività insieme – il tutto rigorosamente in inglese.
Un ottimo modo per permettere ai bambini di iniziare a familiarizzare con una lingua diversa dall’italiano, senza quasi percepire lo stacco.

Passatempi e vita quotidiana

Anche nella vita di tutti i giorni, a casa propria, è ormai molto facile introdurre questo tipo di stimoli.
Per esempio, così come gli adulti possono beneficiare dal vedere un film in lingua originale, ormai anche i bambini possono usufruire di piattaforme a loro dedicate.

Si tratta di siti di streaming o di riproduzione di video studiate apposta per garantire una navigazione sicura (ovviamente supervisionata da un adulto) e proporre contenuti adatti all’età.
Basti pensare a YouTube Kids, oppure alla stessa Netflix Kids.

Chi da bambino non amava guardare i cartoni? E perchè allora non farlo in inglese o in spagnolo?

Insegnare le lingue ai bambini

Insomma, è innegabile: esporre i bambini a stimoli in altre lingue comporterà per loro grandi vantaggi. Lo stesso vale ovviamente anche per gli adulti, ma abbiamo visto come una precoce esposizione in questo senso sia particolarmente utile.

Se hai figli piccoli e vorresti iniziare a farli entrare in contatti con altre lingue, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo a trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze.

Olga, teacher & SMM @ Lingue dal Mondo

Sedriano

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Ottenuta la nomination a Italian Preparation Centres Awards 2022

Preparare una certificazione? Roba da coach!

Preparare una certificazione Cambridge implica per il docente pianificazione delle lezioni, conoscenza delle strategie per affrontare ogni singola prova, selezione del giusto materiale didattico, la capacità di motivare lo studente nei momenti di sconforto, aiutare nella gestione del tempo e soprattutto aver ben chiaro l’obiettivo e saperlo raggiungere insieme allo studente… insomma, bisogna essere veri e propri coach!

Un premio prestigioso

Siamo orgogliosi che Cambridge University Press & Assessments abbia accettato la nostra nomination a questo prestigioso premio, riferito al precedente anno scolastico: 2020/21.

Nonostante il vincolo di fare lezione online a causa dell’emergenza sanitaria, molti studenti si sono rivolti a noi per la preparazione dei loro esami Cambridge: Key, Preliminary e First in particolare.

Storie di successo

Preparare una certificazione è una cosa seria. La conoscenza, la memoria, la logica vengono messe a dura prova a 360°: use of English, reading, writing, listening, speaking. E ovviamente la gestione del tempo, aspetto da non sottovalutare.

La maggioranza degli studenti che si iscrivono da noi per preparare una certificazione Cambridge ottengono un risultato più alto rispetto a quello che si aspettano.

CEFR

Il Common European Framework of Reference for Languages, o Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), è la tabella alla quale far riferimento per valutare il livello di conoscenza di una lingua straniera. Non fa infatti riferimento solo alla lingua Inglese, ma a tutte le lingue appartenenti alla Comunità Europea, ed è un sistema utilizzato dal 2001.

Obiettivo è quello di stabilire in maniera obiettiva le capacità linguistiche di un parlante di madrelingua straniera, tenendo conto di parametri prestabiliti e comuni a tutte le lingue europee, al fine di determinarne il livello linguistico.

Descrive le abilità in una scala a sei livelli che va dall’A1 per i principianti al C2 di chi possiede un livello alto. Questo rende semplice la valutazione del livello di un esame o di una certificazione. Inoltre, istituzioni educative e datori di lavoro possono paragonare i risultati di una certificazione estera con quelli della loro nazione.

Esami Cambridge nel contesto QCER: per preparare una certificazione Cambridge è bene far riferimento al CEFR

Devi anche tu preparare una certificazione Cambridge, e non solo? Rivolgiti a noi per valutare insieme quella che fa per te.

Angela

Lingue dal Mondo, Bareggio

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Insegnante italiano o madrelingua: cosa è meglio?

Madrelingua: davvero l’opzione migliore?

Quando ci si accosta allo studio di una lingua straniera, spesso si fa l’errore di ritenere un madrelingua l’opzione più valida, senza o quasi considerare la possibilità di rivolgersi a un insegnante italiano.

Intendiamoci: gli insegnanti madrelingua sono utilissimi, per non dire fondamentali nell’apprendimento di una lingua straniera — specialmente per rispondere ad alcune precise esigenze, come ad esempio quella di preparare una certificazione per ottenere il livello C2 nella lingua di studio.

Docente italiano: un’ottima risorsa

Ci sono però anche elementi che rendono la situazione un po’ più variegata – per questo, gli insegnanti italiani non sono affatto da sottovalutare. Parliamo ovviamente in entrambi i casi di insegnanti altamente competenti, che abbiano alle spalle studi in materia e che abbiano fatto esperienza in questo specifico settore.

Questo perché insegnanti, in ogni caso, non ci si può improvvisare! … nemmeno se si ha la piena conoscenza della propria lingua madre.

Quali sono allora le ragioni per cui è importante prendere in considerazione un insegnante italiano? E quali sono le esigenze che è possibile risolvere grazie a questa soluzione?

Il banner mostra un'insegnante e la domanda 'Cerchi un nsegnante madrelingua'

Perché scegliere un docente italiano: maggiore immedesimazione

Un insegnante non-madrelingua è stato a suo tempo studente della lingua che insegna, e quindi riesce meglio di chiunque altro a mettersi nei panni di chi la sta apprendendo.

Insomma, capisce quali possono essere le difficoltà, le eventuali frustrazioni, ma anche i metodi migliori per lavorare con soddisfazione su una lingua straniera.

Questo risulta particolarmente utile soprattutto nelle fasi iniziali dell’apprendimento, per livelli di conoscenza elementari e intermedi. Le difficoltà da affrontare in queste fasi sono tante, e avere l’appoggio di una persona che le ha vissute e superate in prima persona è un aiuto davvero impagabile.

Qualche esempio

Prendiamo l’esempio di lingue come il tedesco e il russo, che presentano una flessione nominale – insomma, quello che comunemente viene chiamato “declinazione”, e che è assente nella lingua italiana. Imparare queste strutture non è per lo studente solo uno sforzo di memoria (memorizzare le desinenze per ogni caso), ma anche concettuale. Prevede infatti di imparare a pensare alla frase in un modo completamente diverso.

Lo stesso vale, sempre nel russo, per il sistema verbale basato sull’idea di aspetto più che di tempo, un concetto totalmente alieno per gli italofoni. O per la pazza grafia della lingua francese, o gli accenti dello spagnolo.

Per un madrelingua tutti questi elementi sono naturali, perché appresi e usati fin dalla nascita e non guadagnati a fatica nel tempo.

Immaginiamo l’opposto: tu saresti in grado di spiegare perché in italiano esistono due verbi ausiliari, essere e avere, e perché si dice “ho mangiato” ma “sono andato”? Qual è la differenza tra i due?

Se la risposta è “non saprei”, ecco un perfetto esempio di quanto stiamo dicendo: da madrelingua, diamo per scontate molte cose perché “ho sempre detto così”, ma non siamo in grado di spiegarle, o di immedesimarci nella difficoltà di chi le sta incontrando per la prima volta.

Perché scegliere un insegnante italiano: possibilità di confronto

Non solo un insegnante non-madrelingua è già passato dalla stessa esperienza, ma può anche usare questa sua esperienza per aiutare lo studente grazie a un punto di vista simile. Questo perché è possibile fare parallelismi tra quelle che sono le costruzioni linguistiche italiane e quelle della lingua target.

Spesso sentiamo dire che tradurre, quando si impara una lingua straniera, è sbagliato. E in parte è vero: se non ci si sforza di usare una lingua sempre, anche come mezzo dell’apprendimento stesso e non solo come fine, i progressi saranno più lenti.

Ecco perché in Lingue dal Mondo prediligiamo sempre lezioni svolte quanto più possibile nella lingua che si sta insegnando.

Questo non vuol dire però che fare riferimento alla propria lingua madre sia sbagliato, anzi! Noi esseri umani apprendiamo spesso per confronti più che per vie assolute, e quindi avere di tanto in tanto un riferimento all’italiano può essere di grande aiuto.

Citiamo come esempio la differenza, in inglese, tra il present perfect e il past simple, i due principali tempi passati.

Una differenza che, concettualmente, in italiano non esiste. Ed è proprio partendo dagli errori che comunemente fanno gli italiani che è possibile far passare meglio il concetto.

Insegnante madrelingua: e la pronuncia?

Questo è uno degli aspetti che più preoccupano chi si accosta allo studio di una lingua straniera: se non studio con un insegnante madrelingua, come farò ad avere una buona pronuncia?

Partiamo dal presupposto che anche un insegnante non madrelingua può avere un’ottima pronuncia, praticamente indistinguibile da quella di un parlante nativo.

In secondo luogo, per molte lingue è opportuno chiedersi: ma di quale pronuncia nativa stiamo parlando? Prendiamo l’esempio della lingua inglese e scegliamo come modello di riferimento per la pronuncia il classico BBC English (di gran lunga la variante più diffusa nell’insegnamento nelle scuole italiane). Se questo è il nostro modello per la pronuncia perfetta, allora potremmo dire che la stragrande maggioranza degli abitanti degli Stati Uniti, dell’Australia, della Nuova Zelanda e del Canada non ha una buona pronuncia. E lo stesso vale anche per gran parte dei sudditi di Sua Maestà, proprio nel nativo Regno Unito.

Questo perché l’ideale di una pronuncia perfetta è, appunto, un ideale – un riferimento standardizzato ma che raramente rappresenta la totalità dei parlanti.

Il recente trend degli enti linguistici

Inoltre sempre più, anche a livello di prestigiosi enti come British Council e Cambridge Assessment, si sta osservando un’evoluzione sulla concezione della pronuncia. Ormai si tende quasi a prediligere chi ha un’inflessione che rispecchia la propria origine, più che adattarsi a una pronuncia standardizzata e, se vogliamo, astratta.

Insomma, come abbiamo visto, la situazione è molto più complessa di quanto si pensi.

La scelta è anche molto personale, e chiaramente dipende da molti fattori.

L’importante è scegliere consapevolmente, facendosi aiutare da professionisti.

Olga, teacher & SMM @ Lingue dal Mondo

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Perchè studiare il russo, e perchè farlo proprio ora

La lingua russa è stata negli scorsi anni una di quelle che in Italia hanno visto crescere più velocemente il numero di studenti e interessati.

Le motivazioni alla base di questo sono state sostanzialmente di due tipi. La prima, di carattere prettamente pratico: la Russia e diversi Paesi dell’ex URSS hanno rivestito un ruolo determinante per il panorama professionale ed economico italiano, anche dopo le sanzioni del 2014. Va da sè, quindi, che studiare il russo fosse la porta verso queste possibilità.

La seconda, invece, di carattere più personale: molte persone sono state attratte dal fascino di una lingua europea (o, meglio, indoeuropea) ma allo stesso tempo così “esotica”, così diversa dalle classiche lingue straniere studiate in Italia.

Per motivi a noi tutti noti, però, la popolarità della Russia e di tutto ciò che la riguarda è drasticamente calata nel corso delle ultime settimane. Di conseguenza, con motivazioni politiche più o meno fondate, anche diversi enti e istituzioni hanno scelto di dare meno spazio a questa lingua, associata indebitamente alla sola idea di regime dittatoriale e violento.

Perchè, invece, l’importanza della lingua russa non è venuta meno e, anzi, proprio ora è importante studiarla e conoscerla?

Studiare la lingua russa per conoscere la cultura russa

Una lingua è l’espressione della cultura e della storia di un popolo, creatasi nel corso dei secoli.

Associare una lingua a uno specifico regime politico e alla sua ideologia, quindi, non è solamente errato, ma anche irrispettoso nei confronti di tutto ciò che di altro in quella lingua è stato detto, scritto e pensato.

La cultura russa è ricchissima e affascinante, nonostante in Italia sia spesso conosciuta prevalentemente tramite stereotipi. Allo stesso modo della storia russa, così importante per comprendere anche ciò che accade oggi, raramente è noto tutto per ciò che è avvenuto prima del 1917.

E invece, hai mai provato a sentire il vento della steppa che sibila tra le parole di una canzone tradizionale russa, passando in una consonante dopo l’altra, in quelle L così dolci e dalla pronuncia così strana per noi?
O a immergerti in una pagina di Delitto e Castigo, alla scoperta delle pieghe più oscure dell’animo umano?
Ma anche a chiederti cosa volessero dire davvero quelle canzoni post-punk che negli ultimi due anni hanno tanto spopolato su TikTok e altri social?

Studiare il russo permettere di conoscere tutto questo nella sua interezza e nella sua complessità.

Studiare il russo per comprendere l’attualità

Le prime pagine degli ultimi tempi ci hanno ricordato ancora una volta quanto la realtà sia complessa, e quando informarsi presso le giuste fonti sia fondamentale per crearsi una propria opinione motivata e consapevole.

Conoscere la lingua russa permette di aprirsi possibilità di comprensione molto più ampie. Consente di conoscere non solo il pensiero di un popolo e la sua storia, ma anche quello che oggi dice, i pensieri che lo animano e le problematiche che lo tormentano.

Se “tradurre è un po’ tradire”, allora approcciare un Paese così complesso scoprendolo nella sua lingua predominante è senza dubbio un modo per andare alla radice delle cose, eliminare i passaggi di opinione intermedi (a volte, purtroppo, fuorvianti) e crearsi una coscienza e un pensiero propri.

Studiare la lingua russa per motivi professionali

Al netto della peculiare situazione di questo momento, il russo rimane una lingua fondamentale per molti settori lavorativi ed economici in Italia, grazie all’importanza strategica che la Russia riveste in questi ambiti.

Inoltre, il russo è di fatto ancora oggi la lingua franca di tutto lo spazio post-sovietico, parlata quindi in molti Paesi dell’est Europa, del Caucaso e dell’Asia Centrale. Conoscere la lingua russa e non fare affidamento solo sull’inglese è sicuramente il modo migliore per avere un’esperienza professionale più soddisfacente e proficua.

Non solo: la conoscenza del russo permette anche di comprendere più nel profondo i clienti e i partner con cui si andrà ad avere a che fare, entrando in sintonia con loro anche a livello umano.

Sapevi che la lingua russa ha due modi per dire “russo” – russkij e rossijskij? E sapevi che essi indicano concetti drasticamente diversi, che se confusi davanti a un cliente straniero possono compromettere l’esito dell’incontro?

Questi sono solo alcuni dei tanti motivi per cui, ora più che mai, è importante studiare il russo.

Sei curioso di scoprire gli altri? Contattaci o scopri i nostri corsi!

Olga, teacher & SMM @ Lingue dal Mondo

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Film in lingua originale: una guida veloce

Un film è la vita a cui sono state tagliate le parti noiose

Spesso non facciamo in tempo a cominciare un corso che un iscritto mi chiede: “Ma guardare un film in lingua originale può essermi utile?”

L’apprendimento passivo è la base per costruire un approccio attivo alla lingua, quindi evviva le serie TV e i film in lingua originale, i sottotitoli, il tasto del telecomando che ti cambia la lingua, e mettiamoci pure le app per esercitare la grammatica.

La tecnologia c’è e va usata ma il tutto deve essere pianificato con un minimo di senso.

Fatti consigliare dal tuo insegnante

Sei sicuro di avere un livello tale da poter iniziare a vedere materiale in lingua originale in autonomia? Se sei poco più che principiante potrebbe solo abbatterti e farti credere di essere negato per le lingue, facendoti entrare in una spirale di frustrazione che intaccherà la tua autostima.

Scegli accuratamente la serie o il film da vedere

Soprattutto per il primo approccio, deve essere qualcosa di semplice. Se non avete mai avuto modo di sentire l’accento americano, prediligete film con attori british.  Evitate contenuti con gergo troppo specifico: non avventuratevi subito su Grey’s Anatomy, dove una delle parole più sentite è “laparotomia esplorativa”, per intenderci.

Iniziate con episodi o film che conoscete già

Questo vi consentirà di avere già un’idea di cosa si vada a trattare, perché possiate ricondurre quello che ascoltate a quello che già sapete. Vi farà meglio familiarizzare con questa attività.

Cominciate con piccole sessioni da 5-10 minuti

I video online su Ted TV possono essere un buon punto di partenza. Guardare Titanic, oltre a farvi versare lacrime, potrebbe farvi letteralmente fondere il cervello: ci vogliono molta concentrazione e allenamento per sostenere quasi tre ore di dialoghi in lingua.

Sottotitoli: sì, ma quali?

Da un punto di vista prettamente didattico posso assicurare che la miglior cosa è quella di impostare anche i sottotitoli nella lingua in cui vedrete il film: vi consente di avere un riscontro diretto di quello che ascoltate, di vedere la grafia delle parole che sentite, di acquisire nuovo vocabolario.

Non sopravvalutate l’attività

Non crediate che guardare un film in lingua originale vi porti a essere ottimi conversatori in poco tempo: il passo da conoscenza passiva a conoscenza attiva di una lingua è lungo e soprattutto non automatico: va esercitato per bene.

Angela

Lingue dal Mondo, Bareggio

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Imparare una lingua da autodidatta è possibile?

Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto (Nelson Mandela)

Corsi, libri, video, app, soggiorni, tandem linguistici… L’apprendimento delle lingue straniere è adesso multiforme e sicuramente più accessibile rispetto al passato, ma quali sono i fattori-chiave per imparare una lingua da autodidatta?

Prima la cultura

Per arrivare a essere padroni di una lingua straniera è importante anzitutto entrare nel suo codice culturale. Per poter far questo leggi la storia del paese di cui vuoi imparare la lingua, studiane la geografia, informati sui suoi usi e costumi. Tutto ciò ti servirà a capire perché e come dovrai utilizzare determinate parole o regole grammaticali.

L’importanza di essere disciplinati

Quando la routine di studio non è cadenzata dalle lezioni e non hai un docente che ti segue, avere autodisciplina è essenziale per raggiungere un traguardo dopo l’altro. Sii inflessibile nel rispettare l’impegno di tempo che prendi con te stesso e prediligi frequenti sessioni limitate nel tempo a interminabili ore di studio di tanto di tanto.

Organizza al meglio il tuo studio anche in termini più prettamente pratici. Sii ordinato, in modo che tutto quello che fai sia ben categorizzato e facilmente reperibile all’occorrenza.

Il giusto materiale

Non ti limitare a un’app per lo studio dei vocaboli o a qualche sito per la grammatica, ma cerca soluzioni a tutto tondo che ti consentano di progredire nelle principali skill: lettura, ascolto, scrittura e parlato; parallelamente fai in modo di rafforzare il lessico, apprendere le basi grammaticali e imparare la pronuncia.

L’ideale sarebbe prendere come riferimento un buon libro di testo ‘didattico’ che ti presenti un po’ di tutto con difficoltà graduale e che potrai (… dovrai!) integrare con l’ottimo materiale che si trova online per le lingue straniere maggiormente studiate, in modo che la lingua target entri nel tuo programma di studio anche nei suoi aspetti più veri: la fruizione di un video, un podcast su un argomento a te caro, una ricetta, un tutorial, la radio, le news. Sono davvero tanti i modi per far entrare la tua lingua target nella vita di tutti i giorni, passo dopo passo per non bruciare le tappe e sentirti frustrato: calibra sempre il materiale al tuo effettivo livello di conoscenza della lingua.

Leggo, scrivo, ascolto… ma con chi parlo?

L’espressione orale ha un ruolo fondamentale nella comunicazione, ma spesso è un aspetto che viene un po’ tralasciato, e non solo da chi intraprende un percorso da autodidatta; un po’ perché è obiettivamente il tassello più sfidante, un po’ perché i risultati non si vedono subito e sono difficili da misurare.

In effetti, se mentre per lettura e ascolto è più semplice capire se effettivamente si abbia compreso quello che si è letto o ascoltato e per lo scritto esistono ormai app e siti in cui l’intelligenza artificiale ha raggiunto una sofisticazione tale da poter aiutare nella correzione di un testo, resta molto più complicato praticare il parlato.

Un consiglio che do sempre ai miei studenti è di trovare un giorno a settimana in cui parlare fra sé e sé in lingua, per allenare lessico, struttura delle frasi, pronuncia e fluidità di linguaggio. D’altra parte, questo non consente di ricevere un riscontro oggettivo né la correzione degli errori. La cosa migliore è quindi quella di trovare online un partner per uno scambio linguistico, o investire in alcune lezioni 1:1 con un professionista.

Self-assessment

Quando studi la lingua da un po’ ti verrà la curiosità di sapere se e quanto tu sia effettivamente migliorato. Esistono certificazioni linguistiche che attestano la conoscenza pratica, quindi potresti ricercare la più autorevole per la lingua che stai studiando e tentare un mock up test.

Un paio di accorgimenti: recupera un modello che contenga le soluzioni e correggi le parti di comprensione scritta/orale e grammatica; per l’espressione scritta/orale rivolgiti a un madrelingua o contatta una scuola di lingue e programma un paio di sessioni individuali. Ti sapranno anche dare qualche dritta su come proseguire il tuo percorso.

In questo articolo ti ho riassunto in pillole i i fattori-chiave per imparare una lingua da autodidatta, ma se ti occorrono maggiori informazioni, o anche solo un incoraggiamento per iniziare, ci farà piacere fare due chiacchiere con te.

Angela

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Certificazione linguistica: mi serve davvero?

Il mio fare esami consiste nel farmi venire l’ansia per gli esami e non fare gli esami perché ho l’ansia.

Al di là delle classiche motivazioni per le quali è necessario conseguire una certificazione linguistica riconosciuta ci sono, a seconda dell’età, diverse ragioni per cui è utile cimentarsi nella preparazione di un esame di lingua.

Esami di lingua in tenera età: pro e contro

Cambridge permette l’accesso alle certificazione YLE dai 7 anni. Va da sé che a questa età non sussiste alcuna effettiva necessità per lo studente di dare un esame di lingua; può però essere un modo per motivare il bambino allo studio, alla coltivazione di un progetto, dando il senso del raggiungimento di un traguardo.

Il tutto non deve però essere percepito come una forzatura: il genitore deve essere in grado di portare il bambino alla graduale accettazione che l’esame è il coronamento di un percorso, e non un modo per etichettare le sue conoscenze.

Tweens e certificazioni: porsi un obiettivo

Settimana scorsa abbiamo appreso che uno studente avrebbe voluto iscriversi all’appello per il PET tre mesi prima del previsto; quando gli abbiamo detto che non ritenevamo che fosse pronto per passarla la risposta è stata ‘Devo! E’ il mio obiettivo per quest’anno’; abbiamo quindi convenuto di continuare con la preparazione, semplicemente tornando alla prima data che ci eravamo prefissati.

Questa storia ci mostra come in età adolescenziale l’ottenimento di una certificazione sia da considerare come un modo di esprimere chi siamo, andando a sottolineare come il motivo per cui non si riesca a uscire con gli amici tutti giorni nel periodo appena precedente non sia perché siamo ‘out’, al contrario: decisamente ‘in’. Si dimostra come sia valsa la pena di fare sacrifici per raggiungere un obiettivo.

Mettersi in gioco in età adulta

Una volta raggiunta la maggiore età cambiano anche le motivazioni per cui dare un esame: si passa dal trasferimento all’estero per motivi lavorativi o accademici alla candidatura per un’azienda di respiro internazionale fino ad arrivare alla possibilità di accedere ai concorsi pubblici o alla necessità di passare un esame di idoneità all’università.

Non è però finita qui: molti lo fanno per sfidare sé stessi, per trovare una nuova motivazione e slancio, per mettersi alla prova e dimostrare di potercela fare anche dopo anni di assenza dai banchi di scuola.

Detto questo, trova il tuo ‘perché’ sia utile cimentarsi nella preparazione di un esame di lingua, mettiti alla prova e raggiungi il traguardo!

Angela

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Testare le conoscenze linguistiche di un candidato

Aggregati con persone positive, orientate agli obiettivi che ti incoraggino ed ispirino

Quando il processo di selezione si fa duro, può essere il professionista della comunicazione in lingua a gestire il recruiting.

Colloquio di lavoro: obiettivi

Monster, il noto sito per trovare lavoro, così definisce i tre obiettivi principali di un colloquio:

  • attestare il grado di aderenza alla posizione offerta;
  • verificare come il candidato reagisce sotto pressione;
  • valutare l’integrazione nel team o nell’azienda a cui è destinato.

Come impostare un colloquio di lavoro

L’importante società di recruiting Michael Page consiglia di fare riferimento alla job description, annotando le principali caratteristiche, conoscenze e comportamenti necessari per il ruolo. Il passo successivo è quello di stilare una lista di domande che spingano il candidato a spiegare come e quando hanno dimostrato di possedere e sfruttare questi attributi in passato.

Il candidato potrà poi rispondere seguendo il metodo STAR:

  • situation: descrive il contesto operativo;
  • task: definisce il ruolo del candidato e l’obiettivo, specifico e quantificato, per far emergere le proprie potenzialità ma al contempo anche i limiti;
  • action: illustra che cosa il candidato ha effettivamente fatto e perché, evidenziandone le capacità;
  • result: mostra l’esito dell’azione condotta, unitamente a un’analisi di ciò che si è imparato e di cosa avrebbe potuto essere fatto meglio.

Attestare le conoscenze linguistiche

.. Ma come la mettiamo quando parte del colloquio deve consistere nel valutare il candidato per quanto concerne il suo livello di conoscenza di una lingua straniera? A quel punto, le strade sono diverse:

Affidarsi a quanto indicato sul CV

Da una rilevazione di Openjobs condotta nel 2017 è emerso come il 58% dei candidati sopravvalutasse la propria conoscenza di una lingua. Affidarsi a quanto riportato sul CV non è quindi la soluzione migliore, e potrebbe anzi rivelarsi un rischio troppo alto per l’azienda.

Test scritto di conoscenza della lingua

Per una prima scrematura, come ‘sbarramento’ prima del colloquio, molte aziende si affidano a software basati sull’intelligenza artificiale. Questi hanno sicuramente alcuni importanti aspetti a favore:

  • un approccio standardizzato garantisce precisione nella valutazione;
  • è possibile un confronto misurabile e alla pari fra i candidati;
  • i test assicurano la mancanza di pregiudizio nel processo di selezione.

Possono quindi sicuramente essere un buon indicatore, ma presentano alcuni limiti:

  • il primo ricalca l’aspetto già citato della possibile poca trasparenza di alcuni candidati, che nella tranquillità di casa potrebbero essere tentati dal chiedere aiuto a qualche conoscente o sbirciare online;
  • altro punto riguarda la bassa attendibilità per appurare da un lato le doti comunicative del candidato nell’espressione orale, dall’altro la conoscenza della terminologia tecnica afferente al settore di specializzazione dell’azienda, quando questo risulti imprescindibile fin dai primi giorni dopo l’assunzione;
  • infine, alcuni potrebbero non iscriversi all’offerta a causa del tempo e dello sforzo richiesto ancor prima di metter piede in azienda per un primo colloquio conoscitivo.

Parte del colloquio in lingua

E’ l’approccio che richiede più tempo, ma che generalmente risulta essere più immediato, funzionale e affidabile.

A meno però che in azienda già vi siano figure con un’ottima conoscenza della lingua target e in grado di valutare il livello di un potenziale nuovo membro dello staff, si potrebbe dover valutare la presenza al colloquio di un esperto linguistico esterno.

Perché allora non decidere che sia un professionista della comunicazione in lingua a gestire il recruiting? Questo può essere un punto vincente soprattutto quando la conoscenza di una o più lingue straniere è un fattore cruciale per la posizione che il profilo ricoprirà in azienda.

La soluzione chiavi in mano

In questi casi il professionista potrebbe adottare una procedura simile:

  • briefing in cui definire con l’azienda le caratteristiche che il profilo deve avere in relazione alla posizione da ricoprire;
  • redazione dell’offerta di lavoro e relativa sponsorizzazione su canali online dedicati;
  • valutazione dei CV in arrivo e prima selezione, con la scelta dei candidati da visionare;
  • primo colloquio da svolgere online, parte del quale nella lingua target, in cui appurare il percorso del candidato, le esperienze più salienti e il livello della comunicazione linguistica;
  • presentazione della rosa di candidati all’azienda, con CV e un report attento e puntuale sui colloqui intercorsi.

Scopri come Lingue dal Mondo potrebbe aiutarti nella selezione del prossimo cavallo di razza da inserire nel tuo staff.

Angela

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… E se un corso non fosse la scelta migliore?

LingueForYou

Qualche giorno fa ci siamo occupati della delicata scelta di introdurre in azienda un professionista qualificato per organizzare corsi di formazione a carattere linguistico. Abbiamo definito gli obiettivi, i target e siamo arrivati poi agli aspetti più pratici. Organizzare un corso in azienda potrebbe però non essere la soluzione più adatta per diversi motivi, primo fra tutti un ROI non adeguato alla situazione contingente.

Case study di un approccio vincente

Vi riporto un esempio che si riferisce a un’azienda dell’Ovest milanese che ci ha contattati qualche mese fa. Daniela, che già ci conosceva per aver con noi svolto un corso di inglese, aveva l’esigenza di comunicare con un potenziale cliente spagnolo, e di farlo nella sua lingua madre. Le erano stati chiesti una presentazione, un listino prezzi e alcuni campioni di prodotto. Il contatto estero avrebbe potuto sì entrare nel parco clienti, ma c’era anche la possibilità che questo non si concretizzasse. Quindi non aveva senso imbarcarsi già in un corso di lingua: sarebbe stato sufficiente predisporre un servizio di traduzione.

Un professionista della comunicazione in lingua straniera a disposizione dell’azienda

Il passo in più che abbiamo fatto è stato proporre il nostro servizio LingueForYou, che abbiamo ideato proprio per i casi in cui un servizio di traduzione sarebbe riduttivo, ma un corso di lingua non necessario, o anche solo prematuro. Una nostra docente ha tenuto i rapporti con i potenziali clienti. Da un lato ha svolto lavoro di traduttrice nel trasferire i concetti dettati dall’azienda, e dall’altro ha fatto anche da interfaccia per alcune telefonate e videocall. Per un periodo ha praticamente fatto parte dello staff, lavorando in parte da casa e in parte presso l’ufficio della ditta.

LingueForYou consente di avere un professionista della comunicazione in lingua straniera a disposizione dell’azienda per tutta una serie di evenienze. Queste hanno a che fare con la gestione del contatto in lingua con clienti, fornitori e altre figure di riferimento per l’azienda: dalle telefonate e scambio di e-mail alle videocall e fino alla presenza in fiera.

I benefici di avere un esperto linguistico in azienda

  • Conoscenza: la risorsa può essere un bene prezioso per l’azienda, non solo prendendosi carico del miglioramento della comunicazione e dello sviluppo e mantenimento dei contatti, ma supportando lo staff a tutto tondo;
  • Flessibilità: la risorsa può essere impiegata di volta in volta su diversi progetti, oppure si può avere più di un esperto a seconda delle lingue richieste;
  • Risparmio: la risorsa può essere impiegata sulla base dell’effettiva necessità, in giorni e orari specifici.

Angela

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